2° Congresso FLC CGIL, seconda giornata: i lavori del pomeriggio

Webcronaca

  • Dopo la pausa per il pranzo, riprendono gli interventi dei delegati.

    Ore 15.10

    Marco Rizzoni, Prof. associato Università di Tor Vergata, sottolinea la difficoltà degli iscritti di mobilitazione e di partecipazione alle varie forme di lotta. Definisce la lotta di oggi un combattimento tra le macerie, un arretramento dalle posizioni conquistate. Evidenzia la posizione dei ricercatori a tempo indeterminato, che si sentono liquidati perchè messi a esaurimento, mentre la loro funzione non sarà più autonoma, vista la natura precaria dei ricercatori a tempo determinato che li sostituiranno. L'istituzione di questa nuova figura, non risolverà comunque il problema dei precari dell'università, che lavorano in condizione di ricatto da moltissimi anni. Il venir meno di questa figura comporterebbe la paralisi della didattica. Chiude l'intervento auspicando all'interno del sindacato una rappresentanza riconosciuta dei ricercatori precari.

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    Francesca Ruocco, Ricercatrice precaria dell' Università di Bologna esordisce con una frase di B. Obama "Combatterò la crisi con un esercito d'insegnanti" per sottolineare la controtendenza nel nostro paese che fa le riforme al risparmio, tagliando sull'istruzione ricerca e formazione. Oltre a non investire, smantella la democrazia dando sempre più poteri ai rettori, rafforzando il sistema clientelare e baronale.
    A suo avviso, i partiti di opposizione non hanno contrastato le riforme che investono scuola università e ricerca nella sua essenza.
    Da precarietà lavorativa si è passati a una precarietà che può essere definita esistenziale, che priva la categoria di ammortizzatori sociali.
    Conclude auspicandosi che la battaglia sia del popolo della CGIL e non solo della FLC Cgil.

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    Edmondo Febbrari, docente di scuola secondaria di Ravenna, interviene, riportando uno stralcio del discorso di Di Vittorio del 1° Maggio 1955 in cui emerge la volontà del governo di allora "dividere i lavoratori", per rimarcare l'analogia dell'isolamento della Cgil, ora come allora. In questa situazione il governo utilizza la crisi per demolire i diritti. In nome dell'unità sindacale, in cui si aspettano da un anno e mezzo Cisl e Uil, si rischia di stare fermi e i lavoratori della scuola percepiscono ciò come una debolezza del nostro sindacato.

    La modifica del titolo V da parte della sinistra è stato uno sbaglio e porterà all'imbarbarimento nei territori. Gli unici, in mezzo a questo disastro, che ci hanno guadagnato sono gli insegnanti di religione. Parafrasando Di Vittorio conclude con: "Se la democrazia c'è nella scuola, c'è nel paese".

    Per far sentire la forza del sindacato propone due giorni di sciopero durante gli scrutini di giugno.

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    Igor Piotto, segretario generale della FLC CGIL di Torino, si riconduce alla relazione di apertura di Domenico Pantaleo ed evidenzia la rottura del patto sapere e lavoro, sottolineando la ricaduta che aveva a livello contrattuale. Si assiste oggi a una perdita di coesione sociale. Sottolinea che la proposta di legge Aprea non risponde alle necessità di una comunità solidale, patrimonio della FLC. Occorre ridistribuire non solo il reddito, ma anche la cultura alla periferia che avvalori l'idea di una comunità universale, laica e inclusiva.

    E' necessario un modello organizzativo all'interno della federazione che permetta di far crescere una rete di delegati in formazione, penetrando nelle periferie, considerate luoghi in cui si elabora, si lavora intorno alla progettualità, si parla di condizioni di lavoro.

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    Nadia Mazzer, docente scuola secondaria di 2° grado di Udine, riporta l'esperienza dei 30 dipendenti della Grossmarket di Pradamano in provincia di Udine che sono stati licenziati e per protesta sono saliti sui tetti, "per riprendersi la loro dignità, chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso". Denuncia il fallimento della generazione di chi oggi ha 60 anni; se negli anni 60 i figli dei ceti meno abbienti potevano studiare, oggi non possono più farlo, è aumentata la forbice tra i figli dei ricchi e i nostri.

    Nadia invita alla dialettica, che è il sale di ogni democrazia e conclude asserendo che dobbiamo imparare a lottare, a lottare sul serio.

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    Manuela Carloni, segretaria generale FLC CGIL di Ancona, prova ad approfondire tre concetti emersi in questi due giorni di lavoro che hanno tra loro un filo rosso. Uno è la delegittimazione che parte dalla messa in discussione, per la scuola, per il lavoro pubblico e per il welfare. Il secondo concetto è quello della comunicazione come ascolto. Pensa ad un sindacato diffuso sul territorio con le necessarie risorse anche alla luce della riduzione dei distacchi. Il terzo concetto è il rinnovamento per far crescere ancora di più il nostro sindacato.

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    Massimo Di Natale, FLC CGIL di Napoli, sottolinea che il concetto di confederalità deve cambiare significato. Invita ad evitare il corporativismo categoriale, ancora presente e forte, e ad operare in modo trasversale.

    I risultati delle recenti elezioni, dice, sembrano incidere non poco sulle scelte del governo, relativamente alle spinte federaliste che preoccupano tutti i settori della conoscenza.

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    Ore 16.00

    Inizia la tavola rotonda dal titolo: "La contrattazione nei settori della conoscenza", un confronto tra i sindacati confederali di settore. Partecipato Domenico Pantaleo per la FLC CGIL, Francesco Scrima per la CISL Scuola e Alberto Civica per la UILPA UR AFAM. Partecipa anche, come "osservatore neutro", il professor Mimmo Carrieri, docente di Sociologia economica e del lavoro all'Università di Teramo. Coordina la tavola rotonda Anna Villari, dirigente delle Edizioni Conoscenza. La coordinatricecomincia ricordando a tutti che la contrattazione è il cuore della funzione sindacale. Ma oggi questo impianto è stato rimesso in discussione a ha comportato addirittura una divisione tra i sindacati confederali.

    Prima di dar inizio al dibattito viene proiettato un filmato nel quale si confrontano varie posizioni e si evidenziava l'importanza della contrattazione.

    Sulle risorse per i contratti e sul giudizio negativo sulla riforma Brunetta, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil ritrovano, o almeno così sembra, l'unità, dicendosi pronte alla mobilitazione se entro pochi giorni non verranno trovati i soldi necessari da stanziare per i prossimi tre anni. Lodicono Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC CGIL, Francesco Scrima, segretario generale della CISL Scuola e Alberto Civica, segretario generale i UILPA UR, nel corso della tavola rotonda sulla contrattazione nei settori della conoscenza. Nel ricordare che è inaccettabile il fatto che il 2010 per i lavoratori pubblici si chiuda con la misera indennità di vacanza contrattuale di 8 euro lordi, Pantaleo sottolinea come, stante la scarsità delle risorse disponibili, per aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori sia necessario "intervenire con una riforma che alleggerisca la pressione fiscale sulle retribuzioni, anche perché nei settori pubblici non è possibile recuperare con quote di produttività". In ogni caso, "di fronte all'inadempienza del governo rispetto agli impegni presi per i contratti, un sindacato serio per non perdere credibilità deve rispondere con una mobilitazione dei lavoratori". In più, secondo Pantaleo, le piattaforme presentate da Cgil, Csl e Uil non presentano diversità significative sia sulla parte salariale sia sulla parte normativa.

    D'accordo, come detto, anche Scrima, della CISL scuola, che dice, tra gli applausi della platea, che se gli impegni non verranno mantenuti la "mobilitazione dei lavoratori è inevitabile" e Civica, della UILPA UR Afam, secondo il quale, senza i soldi per i contratti, "l'unità dei sindacati tornerà inevitabilmente". Pantaleo, Scrima e Civica hanno concordato anche sul giudizio estremamente negativo sulla riforma Brunetta, il cui obiettivo non è la riforma della pubblica amministrazione ma tagliare le gambe ai sindacati.

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    Ore 18.30

    Riprendono gli interventi dei delegati

    Claudio Menga, Segretario generale FLC Bari, dice che abbiamo affrontato questo percorso congressuale con un po' di ansia legata alla presenza di due documenti contrapposti in un contesto che ci vede fortemente impegnati sui problemi quotidiani della nostra categoria. Dobbiamo impegnarci sottolinea, a dare delle risposte concrete sia di carattere politico che di carattere organizzativo in un'ottica confederale, perché la conoscenza è una questione che riguarda tutta la nostra organizzazione. Dobbiamo quindi affrontare seriamente dice, alcune questioni come il ricambio generazionale, la rappresentanza di genere, la territorializzazione e il rapporto con il sistema dei servizi; tutte questioni aperte in Conferenza di Organizzazione. Potremmo pensare, per il maggior coinvolgimento dei territori, a rendere "istituzionale" la calendarizzazione di riunioni periodiche nazionali delle Segreterie Provinciali o almeno di tutti i Segretari Generali Provinciali anche per creare una rete orizzontale di scambi e di buone pratiche.

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    Per Adriano Zonta, segretario generale FLC CGIL di Pordenone, la monopolizzazione dell'informazione e della comunicazione ha elevato lo scontro sociale ed il livello di intolleranza fino ad intaccare, come un virus, anche parte dei nostri aderenti. La nostra Organizzazione ha delle radici valoriali forti che non deve mai dimenticare a partire dalla pratica quotidiana. Nell'ormai nota "società della conoscenza", dove la conoscenza deve essere vista come bene comune, siamo di fronte ad un ritorno al passato per cui l'accesso al sapere sarà sempre più legato al censo mentre, attraverso la conoscenza comune, potremmo affrontare tante delle questioni aperte del nostro Paese come la crisi o la cultura della sicurezza la cui sottovalutazione provoca troppe morti bianche.

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    Maria Isabella De Carli, docente Conservatorio Milano, parla del Ministro Gelmini che ha definito la costituzione dei Licei Musicali come un "fatto epocale"; verissimo dice, se non fosse che mentre si istituivano questi licei si toglieva l'insegnamento della musica in tutti gli altri istituti di scuola secondaria superiore. La FLC però, non ha fatto sentire la propria voce in modo forte e deciso se non per interventi demandati ai soli addetti ai lavori. Considerando però positiva la costituzione di detti licei sarebbe però interessante che ci fosse un fattivo raccordo con i Conservatori nell'ottica di una possibile continuità.

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    Michele Corsi, FLC CGIL Milano, dichiara di non essere d'accordo con la relazione di Pantaleo, non tanto per le singole affermazioni, ma perché in essa manca un bilancio delle nostre azioni. L'opinione pubblica si è fermata ad osservare con partecipazione le giuste azioni di protesta di quei lavoratori che perdevano il loro posto di lavoro, in alcune occasioni pochi spiccioli di fronte ai 130.000 posti in meno nella scuola. Ma noi, si chiede, abbiamo fatto tutto il possibile per catturare l'attenzione verso le nostre problematiche? Le nostre mobilitazioni spesso sono state tardive rispetto alla tempistica che i lavoratori ci chiedevano per cui i nostri scioperi sono ormai percepiti come "scioperi di bandiera". Per settembre sono previsti ulteriori 40000 tagli ed ora i lavoratori ci chiedono il blocco degli scrutini e noi rispondiamo solo con l'indizione degli Stati Generali della Scuola.

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    Per Alessandra Maltoni, FLC CGIL Bologna, questo Governo sta consegnando gli atenei in mano ai poteri economici snaturalizzando le università; ma sembra che alcune di queste siano d'accordo avendo di fatto anticipato l'applicazione della riforma attraverso modifiche ai propri statuti. Bene ha fatto la nostra Organizzazione a chiedere l'immediato ritiro delle devastanti proposte governative. Il nostro sistema paese rischia l'implosione democratica a partire dai continui attacchi alla Costituzione, al ricorso smisurato ai Decreti, alla censura, agli accordi separati; ma la CGIL ha un alleato nell'ANPI con cui ha organizzato una serie di iniziative per il 25 aprile e per il 1 maggio.

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    Giovanni Lo Cicero, responsabile nazionale per la FLC CGIL della Formazione Professionale, ritiene che dopo la fusione che ci ha visto coinvolti, è ormai il momento che i nostri comparti inizino a integrarsi. Dopo l'accordo sulle Linee Guida per la Formazione Professionale, è necessario che si prevedano azioni concrete perché l'accordo sia concretamente realizzato. Il settore della Formazione Professionale dovrebbe poter lavorare in sinergia con l'Università e con la Scuola perché, oltre alle questioni di principio, si dovrebbe prendere atto delle modifiche legislative che sono state apportate al sistema anche se non le condividiamo per garantire un minimo di livello qualitativo ai ragazzi in formazione.

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    Maria Grazia Orfei, FLC CGIL Roma Lazio, dice che siamo ormai di fronte ad una profonda crisi che coinvolge tutti i 7 comparti della conoscenza. Pantaleo secondo lei, ha giustamente sottolineato l'importanza della nostra azione nei confronti dei lavoratori dei settori privati della conoscenza. Il nostro intervento si basa su due principi cardine; la libertà di insegnamento e la valorizzazione, anche al nostro interno, degli addetti del settore. Molte sono le storture del sistema privato che noi abbiamo sistematicamente e puntualmente rilevato, come nel caso dei "diplomifici" ma vogliamo continuare a difendere l'autonomia dei lavoratori e tutelare i loro diritti così come abbiamo fatto fino ad oggi. Questo ci chiedono i nostri iscritti i quali vogliono un sindacato forte che però garantisca loro pari dignità in termini di rappresentanza per poter contribuire all'azione di elaborazione della nostra organizzazione attraverso le loro molteplici esperienze. Particolare attenzione dovremmo poi rivolgere al settore privato che si interessa della prima infanzia, gli 0-6.

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    Fausto Chiaroni, segretario generale FLC CGIL Ferrara, sottolinea che siamo di fronte ad uno stravolgimento della nostra carta costituzionale che non passa solo da elementi formali ma ne mina i contenuti anche attraverso i continui attacchi alla Magistratura. La CGIL sta celebrando i suoi congressi affrontando con energia il momento particolare che sta affrontando il nostro Paese. Sarebbe quindi necessario parlare di più del programma politico e delle priorità che ci vogliamo dare per i prossimi quattro, sembra invece aleggiare, anche su questo congresso, un vento di qualche cosa che deve essere deciso altrove. Siamo in presenza di due documenti congressuali che spero al termine possano trovare una sintesi comune attraverso una discussione sui punti nodali svolgendo a pieno il nostro ruolo di rappresentanza. Questa è la democrazia da cui scaturisce la richiesta di non fare le discussioni contenutistiche solo all'interno della Commissione Politica.

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    Marianna Piccioli, insegnante di sostegno e supervisore del tirocinio a Pistoia, spiega che durante la sua attività di supervisore ha ascoltato moltissimi studenti, futuri insegnanti, che, dopo essere andati nelle scuole per il tirocinio, hanno riportato esperienze di quella che potremmo definire dis-integrazione. Molte sono le scuole che purtroppo hanno ancora difficoltà a garantire nei fatti una piena integrazione degli alunni disabili, figuriamoci poi se il tutto si vede nell'ottica dell'inclusione. Ma oltre alle difficoltà di un sistema complesso come quello della scuola come si può garantire l'inclusione di fronte ai continui tagli che tendono a colpire maggiormente gli anelli più deboli di una catena già logora? Il passo verso una deriva pericolosa è breve, in alcune realtà, anche se sottoforma di progetti apparentemente allettanti, si sta pensando di offrire interventi per i bambini "più gravi" durante l'orario scolastico in strutture altre con personale di cooperative sociali, terapisti ASL e dello stesso personale della scuola che l'USP dovrebbe mettere a disposizione, un tempo si chiamavano scuole speciali. Perchè non fare un monitoraggio sugli accordi di programma previsti dalla Legge 104 che dovrebbero esserci in ogni provincia e magari partire dagli esempi positivi per allargare le buone pratiche che per fortuna continuano ad esistere?

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    Vito Samannà, FLC CGIL Trapani, ritiene che in questo congresso sia stata poco affrontata la questione meridionale anche sotto forma di analisi. Dobbiamo approfondire le conseguenze che il federalismo avrà nel sud d'Italia, dice. Abbiamo ancora alcuni strumenti a nostra disposizione che però devono essere costantemente difesi dai continui attacchi di questo Goveno. In particolare la nostra Carta Costituzionale e la contrattazione strumenti che, ci permettono di intervenire nelle singole realtà in modo mirato.

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    Alberta Di Leone, FLC CGIL Ravenna, ritiene che per trovare il vero ruolo dei lavoratori della conoscenza si debba partire da un'autoanalisi, coinvolgendo il maggior numero possibile dei nostri colleghi. Il Governo ha colpito un animale già ferito a morte dall'indifferenza. Il nostro sindacato deve quindi illuminare i nostri pensieri e le nostre azioni per riuscire a costruire una rete più vasta possibile di persone che riflettano sui settori della conoscenza. È vero che un albero che cade nella foresta fa più rumore di cento alberi che crescono, ma adesso di alberi ne sono caduti troppi e noi dovremmo riuscire ad ampliare il suono di quelli che sono rimasti e che stanno ancora crescendo.

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    Ernesto Filoni, FLC CGIL Torino, ci dice che i ricercatori dell'Università Statale hanno deciso di rendersi indisponibili a fare la didattica, se altri seguissero i loro passi, sarebbe un segnale davvero forte. La nostra organizzazione dovrebbe coinvolgere di più i docenti associati e gli strutturati per cercare di comunicare al maggior numero possibile di persone la disfatta degli interventi Governativi. Ma quale modello di Università potremmo proporre soprattutto dopo questa tornata elettorale che vedrà gli Atenei ostaggi di un federalismo che devasterà le Università. La sola resistenza non basta più, occorre una proposta del sindacato condivisa con i lavoratori come per esempio eliminare il nepotismo, aumentare la mobilità dei ricercatori e lo scambio di professionalità, predisporre un piano straordinario per i lavoratori precari prevedendo anche sbocchi esterni all'Università. Siamo di fronte al tentativo di lottizzazione degli Enti di Ricerca e anche in questo caso dovremmo elaborare un piano di azione concreto.Positivo sarebbe avere un unico comparto che comprenda anche la ricerca, ma che strategia potremmo adottare qualora la ricerca restasse fuori? Non è sufficiente un bel modello per risolvere i problemi.

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    Ore 21.30

    Dopo la pausa per la cena, riprende il dibattito con l'intervento dei delegati.

    Diana Terzi, FLC CGIL Modena, dichiara che pur apprezzando l'impegno della FLC CGIL nella difesa e affermazione dei diritti dei precari, nelle iniziative e lotte fino ad ora promosse e portate avanti ci sono stati alcuni problemi: ritardi nella comunicazione, la campagna di informazione non è stata efficace e quindi ne ha risentito la mobilitazione. Propone di creare una rete tra le varie associazioni che rappresentano i precari in modo che il coordinamento dei precari non sia una struttura vuota oppure un mero organismo burocratico ma uno strumento realmente operante. Le varie iniziative che si intraprenderanno non devono essere solo sostegno formale o enunciazioni di principio contro la precarizzazione ma dovranno rappresentare obiettivi importanti da perseguire.

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    Dino De Pascalis, FLC CGIL Lecce, esprime una dura critica alla FLC CGIL del suo territorio che ha fallito il compito e l' obiettivo stabilito nel Congresso che ha visto la sua nascita: i comparti sono rimasti separati, è rimasta una visione verticistica del Sindacato, un organismo burocratico arroccato nelle sue stanze lontano dalla realtà e staccato dai lavoratori. Riferisce che anche la fase congressuale di base del suo territorio non ha seguito un percorso democratico imponendo candidature decise in altra sede ; è mancato il dialogo. Ritiene necessario avviare un processo veramente democratico che parta da una riflessione profonda.

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    Enrico La Sala, FLC CGIL Milano, ritiene che dall'analisi della situazione attuale emerge una sperequazione della ricchezza, una dequalificazione della formazione; i tagli pesanti alle risorse umane ed economiche portano ad un modello culturale dell'individualismo e non alla cultura del "sapere critico" che rappresenta la Casa Comune e lo strumento più efficace per contrastare l'attacco e la strategia di questo Governo alla Formazione -Istruzione Statale. È convinto che la FLC CGIL rimane l'unico punto di riferimento per tutti i settori della Conoscenza in quanto il sindacato occupa lo spazio vuoto lasciato dalla politica, e la conoscenza rimane l'unico strumento fondamentale per riscattare il diritto di cittadinanza, la centralità del sapere e lo sviluppo della democrazia.

    Arcari Claudio, Formazione Professionale FLC CGIL Lombardia, espone un'interessante rendicontazione sulle scelte di 91.000 studenti della Lombardia in quanto per la prima volta la maggioranza ha scelto un percorso diverso di formazione da quello dell'istruzione statale. Denuncia la pericolosità del Modello Lombardo che potrebbe essere adottato anche da altre Regioni. Occorre monitorare il fenomeno per evidenziarne le criticità e confrontarsi per evitare che "'apprendistato " si sostituisca al percorso formativo scolastico.

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    Augusto Palombini, Ricercatore precario CNR, riporta il sentire di molti giovani precari e aspiranti precari che vedono il Sindacato come soggetto a loro "ostile" in quanto ha garantito solo le generazioni precedenti escludendoli. Da una visione etica del lavoro inteso come crescita del contesto sociale che permetteva la crescita individuale siamo passati ad una concezione del lavoro "come valore in sè" sostituendosi al valore della crescita dell'individuo. Ritiene che il sindacato ed in particolar modo la FLC dovrà lavorare molto e impegnarsi per contrastare questa visione del lavoro e per affrontare le problematiche delle nuove generazioni cercando di avvicinarsi il più possibile ad una cultura completamente diversa da quella in cui il Sindacato è nato e si è sviluppato, e far si che i giovani si possano esprimere appieno, riconoscersi e inserirsi nell'impegno sindacale.

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    Rosanna Mazzarello, FLC CGIL Lecce, ritiene che per realizzare un vero processo di cambiamento i vari comparti della FLC devono assumere ruoli trasversali. Denuncia e critica quello che è stato fatto fino ad ora nel suo territorio in particolare: carenza di comunicazione tra le varie strutture per far conoscere la nuova identità della FLC; carenza di formazione , mancanza di sinergia e pari dignità tra i comparti; in ultimo nella fase congressuale intolleranza nei confronti dei compagni con capacità di critica dialettica. È necessaria più democrazia, linguaggi più chiari tra responsabili sindacali e lavoratori.

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    Alberto Airoldi, Università di Milano, denuncia la situazione dell'Università di Milano paragonandola ad un vero e proprio sistema feudale con il Rettore servo della Gelmini e suo complice nello smantellamento dell'Università statale. Dichiara che ancora oggi non c'è consapevolezza, nemmeno nella FLC della portata dei tagli previsti dalla legge 133 e c'è un ritardo sulle azioni di contrasto al pericoloso Disegno di Legge della Gelmini sulla riforma dell'università. Già in passato è mancata a livello nazionale la capacità di condurre una lotta convincente e vincente e non c'è stato coordinamento tra li atenei che sono stati lasciati soli nelle battaglie. Muove un'altra critica in quanto gli Amministrativi e Tecnici dell'Università soffrono di un senso di isolamento in quanto non sono mai stati coinvolti dai docenti nelle discussioni sulle riforme che riguardano l'università che diventerà sempre più classista e selettiva. Si rammarica che nemmeno in questo Congresso sono state fatte proposte sul da farsi e non c'è stato nemmeno un abbozzo di strategie.

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    Paolo Fanti, Università della Basilicata, ritiene che siamo in una fase di bilancio ed è necessaria una profonda riflessione sui ritardi e sulle scelte che hanno determinato l'occupazione di spazi importanti da parte di chi vuol destrutturare e smantellare l'Università - E' necessario ricominciare dall'A-B-C- e dai rapporti di produzione.

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    Daniela Barbaresi, segretaria generale FLC CGIL Marche, constata come la crisi economica sta spazzando via intere realtà produttive ed è una crisi di valori e di diritti. Proprio in questo contesto sarebbe necessario ribadire che il diritto al lavoro implica affermare il diritto a scegliere la propria vita lavorativa. La conoscenza è fondamentale per sconfiggere le nuove forme di miseria. Gli stanziamenti per la ricerca in Italia sono assolutamente insufficienti (peggio di noi c'è solo il Portogallo) e il riordino della secondaria di secondo grado provocherà un aumento della dispersione scolastica.

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    Gianfranco Trotta, segretario generale FLC CGIL Calabria, rappresenta la situazione della sua regione la Calabria che colpita dalla crisi economica, dai tagli agli organici nella scuola e in tutto il settore della conoscenza rischia per mancanza di altre opportunità lavorative un aumento del potere della 'ndrangheta che può infiltrarsi anche nella formazione e nella conoscenza attraverso le Fondazioni delle Università e Ricerca. Dalla crisi sono ripresi i flussi migratori verso il Nord e l'arricchimento dell'illegalità. Lo strumento della conoscenza deve sviluppare la coscienza dei diritti sanciti dalla Carta Costituzionale in modo che non vengano scambiati come concessioni che alimentano le clientele e le manovre illegali. Il ruolo del Sindacato è fondamentale per l'affermazione del diritto e della legalità e nel suo territorio è l'unico che può riuscirci, visto che lo Stato è assente come dimostrato anche dalla terribile vicenda di Rosarno.

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    Katya Foletto, segretaria generale FLC Val d'Aosta, afferma la validità del Contratto Nazionale Collettivo in quanto dà più garanzie, diritti e agibilità ai lavoratori come dimostrato dalla situazione dei lavoratori della scuola del suo territorio la Val D'Aosta. Denuncia che nonostante i vantaggi e condizioni di lavoro migliori si assiste ad una democrazia di "prossimità", si riduce la libertà di insegnamento ed esiste il rischio che la contrattazione di I^ livello sia devastante. Riferisce alcuni esempi tipo l'esclusione dal reclutamento nazionale (graduatorie di coda dei precari e impedimento alla partecipazione Concorsi MAE). Con il Federalismo si corre il rischio di una deriva regionalista. Un sistema Nazionale di istruzione è l'unico valido e garante di pari opportunità e diritti.

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    Elisa De Vitto, FLC CGIL Livorno, dice essere una lavoratrice (come DSGA) denigrata, e vituperata negli ultimi 2 anni da controlli e persecuzioni. A seguito della vicenda del programma annuale 2010, quando a metà marzo si sono presentati a scuola i revisori dei conti, nella loro relazione finale hanno scritto che la scuola non aveva applicato le disposizioni ministeriali perché la DSGA è estremamente sindacalizzata, dicendole che di questo si sarebbe dovuta assumere tutte le responsabilità. Il Ministero utilizza due pesi e due misure: è estremamente fiscale con le scuole pubbliche (vedi gli acquisti sopra i € 500 che vanno fatti acquisendo il DURC), ma non con quelle private. A proposito dell'attenzione per i diversamente abili bisogna ricordare che anche i collaboratori scolastici prestano assistenza e, dunque, i tagli al personale ATA colpiranno anche per questo canale.

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    Alessandro Rapezzi, segretario generale FLC Firenze, Afferma che nella costruzione della protesta bisogna individuare obiettivi raggiungibili, altrimenti si indebolisce il percorso successivo. Bisogna insistere sui temi della legalità (vedi la vicenda della riduzione del 25% degli appalti e il tema della sicurezza) e della professionalità. Una forma di insubordinazione potrebbe essere quella della mancata adozione dei libri di testo, con adozione di materiale alternativo. Sulla vicenda del sostegno la nostra iniziativa legale un risultato lo ha portato; sulle 2^, 3^ e 4^ classi della secondaria si può costruire un'iniziativa legale. Bisogna chiedersi a cosa serve la valutazione e costruire un sistema che valorizzi la professionalità. Fondamentale è l'autonomia scolastica: nel rapporto con lo Stato reti istituzionalizzate di scuole potrebbero avere un ruolo da spendere.

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    Massimo Mari, centro nazionale FLC, afferma che la relazione del segretario generale è stata interessante, efficace, complessa, ma bisogna fare un passo in avanti e vedere cosa è stato fatto dal Congresso precedente ad oggi. Oggi siamo di fronte al più grosso scontro di classe degli ultimi vent'anni, all'interno di una crisi che è economica, sociale, politica, etica e di valori. Occuparsi della messa in sicurezza degli istituti scolastici rimetterebbe in moto l'economia; bisogna rilanciare gli aspetti più significativi della nostra Costituzione, piuttosto che difenderla. Le priorità della nostra azione sindacale devono essere i temi dell'occupazione, del fisco, del sostegno al reddito.

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    Alvise Scarpa, FLC Venezia, si propone di fare una riflessione sul congresso. Il suo congresso di base è stato afono perché i lavoratori erano disorientati e non hanno dato quelle riflessioni che mancano anche in questo congresso. Bisogna fare una riflessione sulla forma congresso, inadeguata alle sfide che abbiamo davanti. Nei prossimi anni avremo avanti un quadro politico sfavorevole e l'applicazione del Titolo V, con un percorso ancora nebuloso ma che si va delineando. Avremo tagli ma anche qualcos'altro che non riusciamo a percepire fino in fondo. Fino ad ora la categoria si è mossa solo in parte e la responsabilità non è solo del sindacato. I tentativi di individuare nuove forme di lotta naufragano perché le forme di lotta diverse dallo sciopero sono scorciatoie e non servono a niente. Bisogna fare gazebo in tutte le piazze per dire con parole semplici quello che sta accadendo e per far vedere che non solo predichiamo ma pratichiamo quello che diciamo.

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    Amedeo Zupi, segretario generale FLC CGIL Umbria, afferma che il nostro compito è quello di allargare le alleanze. La campagna contro i lavoratori pubblici non è solo una questione di risparmio, c'è dietro un'idea diversa di società e di welfare. Il lavoratore dipendente è un impiccio per questo Governo, c'è in corso una vendetta contro un progetto di conquista dei diritti. Una società animata da un movimento darwiniano ha un bisogno fisiologico di precarietà, di taglio dei diritti e di bassi salari. C'è un problema, afferma Zupi, di costruzione di conflitto sociale che non è un problema della CGIL, che ha fatto di tutto e di più. Il conflitto sociale consiste in insubordinazione e blocco della produzione; non si può fare polemica sullo sciopero perché il conflitto sociale non è a fianco del lavoro, ma è nel lavoro. Il servizio non deve essere comunque garantito.

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    Sandra Soster, segretaria generale FLC CGIL Bologna, sostiene che gli scioperi vanno sfinendosi, anche a Bologna, e noi rischiamo di essere condannati alla sola testimonianza, alla marginalità. L'area contrattuale unica nei settori della conoscenza può essere una soluzione; un'altra potrebbe essere investire in assunzioni il 30% dei risparmi derivanti dai tagli. L'accusa alla Cgil di sovraesposizione politica è un falso problema; se non contribuiamo noi a ricreare cultura politica crolleranno le strutture politiche e la Cgil con loro.

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    Eugenio Ghignoni, segretario generale Roma Centro, sottolinea che le elezioni regionali hanno avuto delle ricadute gravi. Bisognerebbe creare un movimento per la scuola pubblica, simile a quello per l'acqua pubblica, creando alleanze e rapporti con i movimenti. La CGIL non ce la può fare da sola, ma può fungere da catalizzatore. Oggi assistiamo a un processo reale di passivizzazione delle masse, e noi non possiamo continuare a pensare a iniziative senza un piano organizzato; le iniziative vanno costruite in crescendo con tutte le altre realtà associative.

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    Paola Verrucchi, FLC CGIL Firenze, afferma che una sana valutazione è fondamentale e non è vero che la categoria è contraria alla valutazione tout court. Il miglior modo per scardinare gli attacchi è quello di contrapporre la nostra visione di valutazione. Bisogna utilizzare per la valutazione il concetto di sistema, nel senso di tanti elementi che fanno sì che il tutto funzioni bene. Quella proposta dalla Gelmini è valutazione di un medico che non ci chiede come stiamo; e invece dovrebbe essere simile a un bilancio di salute, qualcosa che ci dia anche degli elementi nuovi per stare meglio.

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    Attilio Paparazzo, segretario generale FLC CGIL Milano, constata che abbiamo sacrificato mesi sulla questione della democrazia all'interno dell'organizzazione; la democrazia sindacale è un punto di non ritorno. In vista dei rinnovi contrattuali con i nostri partner sindacali non possiamo scegliere di stare permanentemente in un angolo. L'unità dei lavoratori è possibile, dovrebbe partire una petizione tra tutti i lavoratori a favore dell'unità. Non è facile costruire una struttura organizzativa leggera e flessibile perché spesso è più problematico costruire gli organismi che risolvere i problemi, ma noi andiamo incontro a dei tagli e dobbiamo semplificare la nostra struttura organizzativa.

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    Annamaria Zavaglia, FLC CGIL Torino, critica le nuove Indicazioni nazionali che impediscono di parlare ai bambini della scuola elementare di 25 aprile, 1° maggio, 8 marzo, ecc. Bisogna porre l'accento sui lavoratori piuttosto che sul lavoro che è nero, sottopagato e sfruttato non solo nelle scuole private della periferia meridionale, ma anche nella scuola statale di Torino. Per le scuole torinesi non esiste una mappa della sicurezza; il torinese ha pagato un prezzo molto alto in termini di vite umane. Lei stessa ha dovuto fare la pulizia della sua aula per poter far lezione in un ambiente pulito. Insiste sul valore della RSU e del comitato degli iscritti. I precari devono trovare accoglienza nelle RSU e devono capire che alle loro spalle c'è la forza del sindacato. I comitati degli iscritti non sono un orpello organizzativo.

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Aspettando il congresso nazionale